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La vagina è una porzione anatomica appartenente all’apparato genitale femminile che si estende per circa 8-10 centimetri a partire dal collo dell’utero fino alla vulva.

Il suo orientamento si sviluppa dalla zona posteriore in posizione alta verso quella anteriore in basso, formando un vero e proprio canale di collegamento.

Il termine “vagina” deriva da un vocabolo latino che significa “guaina“, a conferma del fatto che la sua principale funzione fisiologica è appunto quella di contenere l’organo sessuale maschile durante il coito.

Essa inoltre consente il passaggio del feto al momento del parto, quando, grazie alla distensibilità delle sue pareti muscolari, è in grado di assecondare il transito del bambino e degli annessi embrionali.

Oltre ad essere un organo copulatorio e a permettere il passaggio dei liquidi mestruali, la vagina costituisce quindi una parte essenziale del canale del parto.

Esternamente ad essa è posizionata la vulva, che ospita l’orifizio vaginale e che è circondato da piccole e grandi labbra: si tratta della porzione esterna che delimita la vagina.

A causa del suo orientamento obliquo, la parte posteriore di questo organo prende rapporti con l’utero, con cui ha una continuità anatomica funzionale per le sue prestazioni.

Dal punto di vista istologico, la vagina è rivestita da tessuto mucoso che, in condizioni fisiologiche, risulta idratato, tonico ed elastico, proprio per consentire le sue varie funzioni.

La mucosa vaginale è a sua volta rivestita da un epitelio stratificato di tipo pavimentoso, formato cioè da cellule molto appiattite e strettamente collegate tra loro.

Si tratta di un tessuto completamente privo di cheratina, tipico delle zone che devono sopportare un intenso stress meccanico e che per tale scopo sono soggette a un rapidissimo ricambio cellulare superficiale.

Una simile mucosa tuttavia non contiene nessuna formazione ghiandolare, per cui la sua lubrificazione dipende soltanto dal grado di idratazione tessutale e dal fluido che trasuda dai plessi venosi circostanti.

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Durante i rapporti sessuali la produzione di questo fluido si potenzia in seguito alla vasodilatazione indotta dall’eccitazione, a cui si aggiunge un’abbondante sintesi di muco cervicale e di liquido fisiologico prodotto dalle ghiandole di Bartolini.

Il pH vaginale, che in condizioni normali è compreso tra 3,8 e 4,5, dipende dalla popolazione di lattobacilli simbionti che fanno parte della flora batterica eubiotica.

L’equilibrio dei microrganismi utili è garantito dal benessere della mucosa vaginale che a sua volta dipende dalla produzione di ormoni (estrogeni e progesterone).

In menopausa, quando la sintesi estrogenica cessa in seguito all’involuzione delle ovaie, una delle conseguenze più comuni è rappresentata dalla secchezza vaginale.

Si tratta di un disturbo particolarmente diffuso nelle donne over-50, spesso associato ad atrofia vaginale, ad alterazioni del pH e al rallentamento di turn-over cellulare.

Quando la secchezza vaginale non viene curata in maniera adeguata può cronicizzarsi ed evolvere in vaginite atrofica, una condizione caratterizzata da infiammazione e ispessimento della mucosa vaginale.

Una situazione di questo tipo è spesso associata a prurito, bruciore e dolore localizzato.

In menopausa la secchezza vaginale è una concausa del calo della libido, dato che la donna che prova dolore durante i rapporti, tende ad evitarli.

La mancanza di estrogeni e progesterone impedisce la vasodilatazione riflessa, responsabile dell’idratazione della mucosa, che dunque appare secca e facilmente ulcerabile.

A differenza di altri disturbi tipici della menopausa, come vampate di calore, sudorazione o rarefazione del tessuto osseo, che tendono ad attenuarsi dopo alcuni mesi, la secchezza vaginale persiste nel tempo in quanto è sostenuta da veri cambiamenti citologici dell’organo.

Un simile problema interessa infatti oltre il 60% delle donne in menopausa, la maggior parte delle quali (8 su 10) tende a sottovalutarne le conseguenze.

Sarebbe invece importante non ignorare un sintomo del genere che potrebbe cronicizzarsi e peggiorare progressivamente nel tempo.

Secchezza vaginale: rimedi naturali in menopausa

La secchezza vaginale dipende dal fatto che le pareti dell’organo sono normalmente rivestite da un sottile strato di secrezione trasparente, prodotta dalle pareti dei vasi sanguigni che circondano la vagina.

La diminuzione dei livelli ormonali che si verifica in menopausa è la più comune causa della secchezza vaginale, in quanto tali composti garantiscono un’adeguata lubrificazione dei tessuti, associata a trofismo, elasticità e idratazione cellulare.

In seguito alla carenza di estrogeni, le pareti vaginali si assottigliano, diventando più fragili, meno elastiche e più facilmente ulcerabili.

In menopausa bisogna limitare al massimo l’impiego delle lavande vaginali, che contribuiscono a modificare l’aspetto morfologico e funzionale della vagina in seguito a modificazioni dell’equilibrio chimico della zona.

I sintomi più tipici della secchezza vaginale sono:

  • irritazione;
  • arrossamento;
  • prurito;
  • bruciore;
  • dolore;
  • sanguinamento dovuto a sfregamento;
  • rapporti sessuali dolorosi;
  • aumentata frequenza di infezioni urinarie.

Per diagnosticare con certezza la secchezza vaginale, sono necessarie tre prove:

  • pap test, che consente di raccogliere un campione di secrezioni vaginali per evidenziare l’eventuale presenza di vaginite, un disturbo che si manifesta frequentemente in menopausa;
  • esame delle urine, che serve per diagnosticare infezioni delle basse vie urinarie, spesso collegate a carenza di estrogeni;
  • visita ginecologica, che permette di analizzare la morfologia dei genitali esterni e in particolare lo stato della mucosa vaginale.

Una volta appurato che la vagina è affetta da secchezza delle mucose, è necessario intervenire per evitare la cronicizzazione del disturbo e il suo aggravamento.

È possibile curare la secchezza vaginale utilizzando estrogeni di sintesi per uso topico, che devono essere applicati più volte al giorno in minima quantità.

Simili rimedi sono formulati sotto forma di crema, tavolette oppure ovuli, prodotti che inseriti in vagina si sciolgono a contatto con il calore corporeo e passano direttamente in circolo.

Un’alternativa molto efficace e paragonabile alle terapie ormonali è costituita da gel lubrificanti e idratanti in grado di alleviare i sintomi dopo poche applicazioni.

Trattandosi di un disturbo intimo femminile che riguarda il 30% delle donne da 20 a 40 anni e il 40% delle donne da 40 a 50 anni, la secchezza vaginale è stata per molto tempo collegata soltanto all’età fertile femminile.

In realtà questo problema affligge soprattutto soggetti over 50, che in seguito alla menopausa, subiscono modificazioni ormonali di estrogeni e progesterone.

Nella quasi totalità dei casi il comune denominatore del disturbo è la carenza estrogenica che provoca:

  • modificazione della flora batterica vaginale causata dalla carenza di glicogeno che è il precursore dell’acido lattico necessario per mantenere acido il pH dell’organo (indispensabile per la difesa dalle infezioni);
  • assottigliamento della parete vaginale;
  • disidratazione della mucosa;
  • anomalie vascolari;
  • perdita di elasticità e di idratazione.

In menopausa la donna subisce una drastica riduzione dell’idratazione di tutti i tessuti corporei, compresa la vagina, che provoca dispareunia (dolore nei rapporti sessuali), prurito, bruciore e arrossamento locale.

L’irregolarità o l’assenza del ciclo mestruale contribuisce ad amplificare ulteriormente la secchezza dei tessuti, che può essere influenzata anche da stress psico-fisico, dal fumo di sigaretta, dall’impiego di farmaci (soprattutto ansiolitici e antidepressivi) e dalla terapia ormonale sostitutiva.

Un impiego scorretto di prodotti per l’igiene intima può danneggiare la barriera mucosa protettiva della vagina, peggiorando la secchezza dei tessuti già esistente.

Bisogna pertanto evitare saponi, lozioni e creme detergenti troppo aggressivi e con pH alcalino, l’impiego di preservativi in lattice e l’eccessivo utilizzo di lavande vaginali.

In alcuni casi la secchezza vaginale può provocare perdite anomale associate alla presenza di odore sgradevole e senso di fastidio nel camminare.

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Alla secchezza vaginale da menopausa vengono associati inoltre problemi come nicturia (necessità di urinare spesso alla notte), incontinenza (perdite involontarie di piccole quantità di urina), poliuria (aumento della frequenza della minzione).

Tra i rimedi naturali che trovano maggiore impiego in simili condizioni ci sono:

  • i fitoestrogeni estratti dal trifoglio rosso, oppure gli isoflavoni ricavati dalla soia, che agiscono migliorando il benessere della donna in menopausa e in particolare lo stato delle mucose, aumentandone idratazione, trofismo ed elasticità;
  • creme vaginali idratanti contenenti acido ialuronico e collagene;
  • lozioni formulate con estratti vegetali lenitivi come calendula e camomilla;
  • gel a base di Aloe vera, che aumentano notevolmente l’idratazione dei tessuti;
  • burro di karitè biologico puro, che svolge efficaci proprietà emollienti e ammorbidisce le mucose;
  • olio di semi di sesamo, che è considerato uno dei migliori lubrificanti naturali, perfetto per ripristinare la giusta umidità vaginale;
  • estratti di angelica, cipresso e salvia, che possono essere applicati sotto forma di olio essenziale diluito in acqua anche più volte al giorno.

Quando si manifesta un simile cambiamento dei livelli di idratazione della parete vaginale, provocato dall’assenza di estrogeni in menopausa, è necessario intervenire tempestivamente per eliminare il rischio di cronicizzazione.

La mancanza di estrogeni si ripercuote non soltanto sulla vagina ma anche sul canale uretrale e sulla vescica urinaria, le cui mucose subiscono una progressiva disidratazione.

Tra gli isoflavoni di soia, quelli più efficaci sono la ginesteina e la daidseina, rimedi efficaci per contrastare la secchezza vaginale in quanto svolgono un meccanismo simile a quello estrogenico, sopperendo la carenza ormonale.

I flavonoidi, tra cui principalmente la biochanina e la formonometina svolgono un’importante funzione fitoestrogenica che supporta l’organismo femminile in assenza degli estrogeni naturali.

Grazie alla loro capacità di legame nei confronti dei recettori degli estrogeni fisiologici, questi composti si comportano da antagonisti biologici capaci di minimizzare la secchezza vaginale.

La cimifuga, che è un vegetale ricchissimo di fitocomplessi di natura estrogenica, può essere assunta per contrastare la secchezza vaginale e in generale i sintomi della menopausa.

I principi attivi della cimifuga sono glicosidi e tannini, elementi capaci di migliorare l’idratazione epiteliale e in particolare quella della vagina.

Anche preparati per uso topico a base di mannosio si sono rivelati molto efficaci poiché questo zucchero risulta particolarmente attivo nei confronti di Escherichia coli, un germe ubiquitario nell’organismo umano che diventa patogeno soltanto se il sistema immunitario non è reattivo.

Secondo una ricerca epidemiologica europea conclusa circa sei anni fa, il 68% di donne in età compresa tra 45 e 65 anni, ha dichiarato di soffrire di secchezza vaginale, lamentando anche sintomi dolorosi durante i rapporti sessuali.

La secchezza intima assume quindi le caratteristiche di un doloroso problema molto diffuso, capace di condizionare negativamente la vita sessuale della coppia.

In menopausa si nota una progressiva modificazione morfologica della vagina, con un sempre maggiore assottigliamento delle pareti e una quasi inesistente lubrificazione.

Come conseguenza possono insorgere fenomeni di atrofia vulvo-vaginale associati a bruciore, arrossamento, irritazione, prurito e dolore durante il coito.

Molte donne in menopausa lamentano l’insorgenza di piccole abrasioni sulla mucosa vaginale che si manifestano durante i rapporti sessuali, condizionando sensibilmente i rapporti intimi di coppia.

A queste lesioni della mucosa possono associarsi episodi di cistite ricorrente, provocati dalla proliferazione di germi patogeni che in condizioni normali vengono neutralizzati dal microbioma.

Che problemi porta la secchezza vaginale in menopausa

La secchezza vaginale in menopausa, che è un disturbo estremamente diffuso e di scarsa gravità, può comunque provocare conseguenze estremamente sgradevoli per la donna.

Tra queste, ci sono:

  • insorgenza di arrossamento, prurito e bruciore localizzati nella porzione terminale della vagina, in estensione alla vulva, che appare iperemica, calda e pruriginosa;
  • sviluppo di piccole ulcerazioni sulla mucosa, dovute al contatto anche non particolarmente intenso con il membro maschile. Durante la penetrazione infatti, le donne in menopausa affette da secchezza vaginale spesso sanguinano, poiché lo sfregamento contribuisce a lacerare l’epidermide già assottigliata dalle modificazioni ormonali;
  • dolore durante i rapporti sessuali, innescato dalla secchezza cutanea che crea un notevole attrito impedendo anche la penetrazione.

Le alterazioni morfologiche della mucosa vaginale spesso aprono la strada a germi patogeni di tipo genitale oppure urinario, è piuttosto frequente infatti che in simili condizioni la donna sviluppi forme di cistite recidivante e resistente alle tradizionali terapie antibiotiche.

Questo fatto dipende da un’immunodeficienza acquisita e provocata dall’inadeguata funzionalità della barriera difensiva offerta dalla mucosa vaginale.

In simili condizioni i patogeni riescono ad entrare in circolo attraverso la cute lesionata o sottile, per distribuirsi in tutto il corpo per via ematica.

Questo è un ulteriore motivo per cui bisogna evitare che la secchezza vaginale si cronicizzi durante il periodo della menopausa. 

Secchezza vaginale in menopausa rimedi

Oltre agli estratti naturali che trovano largo impiego per contrastare o per prevenire la secchezza vaginale, può essere utile ricorrere all’assunzione di specifici integratori, che associano l’efficacia di vitamine, minerali, oligoelementi, composti antiossidanti e principi attivi vegetali, insieme all’assunzione di un regime alimentare sano e bilanciato.

FitoFenix è un rimedio studiato appositamente per alleviare i sintomi della menopausa, la cui formulazione contiene:

  • trifoglio rosso (apporto di isoflavoni 60g);
  • estratto di salvia;
  • tè verde (apporto egcg 40mg);
  • estratto di maca peruviana;
  • vitamine B6 E B12;
  • zinco gluconato;
  • rame gluconato;
  • magnesio;
  • cromo.

Si tratta di un integratore alimentare a tripla azione ideato per il benessere della donna durante il periodo della menopausa e per alleviare tutti i sintomi ad esso collegati.

Grazie all’attività sinergica tra i suoi componenti, questo prodotto contribuisce a minimizzare i disturbi del climaterio.

Il trifoglio rosso, estremamente ricco di flavonoidi, associato alla salvia, consente di contrastare le vampate di calore, tenendo anche sotto controllo il peso corporeo.

Il tè verde, considerato uno dei più efficaci composti antiossidanti, contribuisce a minimizzare lo stress ossidativo eliminando i radicali liberi circolanti.

Lo zinco gluconato, insieme al cromo, interviene sul controllo della glicemia evitando l’insorgenza di picchi iperglicemici.

La maca peruviana supporta l’organismo a ridurre astenia muscolare e stanchezza fisica, potenziando la sintesi proteica.

Questo integratore alimentare svolge funzioni estremamente efficaci anche per quanto riguarda la sfera psico-emotiva, in quanto contrasta ansia, nervosismo e insonnia (occasionale oppure abituale).

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